Le sette ultime parole di Cristo
Di Marialuisa De Santis
2023
Questo ciclo realizzato da Giuseppe Panariello, artista sensibile e sperimentatore, è composto da 21 opere denominate opere metalliche, terremoto e cattedrali, tutte racchiuse nella definizione più larga Le sette ultime parole, riferimento alle sette parole o meglio frasi brevissime, che Gesù pronunciò prima di morire e che in un certo senso riassumono tutta la sua vita.
Le sette ultime parole ci riportano quindi ad un numero che è il sette, numero sacro dell’Antico Testamento che ricorre nei precetti trasmessi a Mosè (come il candelabro a sette braccia, i sette spiriti dell’albero di Jesse, i sette anni occorsi a Salomone per la costruzione del tempio) ed è numero che continua ad avere importanza anche nella predicazione di Gesù. A Pietro che chiedeva: Perdonerò fino a sette volte? Gesù rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Sette le maledizioni che Cristo lancia contro gli Scribi e i Farisei. E si potrebbe ricordare che sette sono le virtù teologali e cardinali insieme, sette i peccati capitali, i doni dello Spirito Santo, i Sacramenti.
Sette quindi anche le sue parole finali, delle quali una è: tutto è compiuto. È compiuto, cioè tutto è giunto al compimento, «consummatum est». Sì, si è compiuta la volontà di Dio, Gesù ha compiuto pienamente la vocazione ricevuta, Gesù ha vissuto all’estremo il comando ricevuto dal Padre, il comando dell’amore. Così chiosava Enzo Bianchi nel commento al Vangelo del Venerdì Santo del 2015.
E sette sono le cattedrali di Panariello, realizzate in cartone doppia onda e sette le opere metalliche. Le cattedrali non romaniche sviluppate longitudinalmente e dall’aspetto imponente. Piuttosto nella loro essenzialità perimetrica ricordano le cattedrali gotiche la cui verticalità salta subito all’occhio, strutture rivoluzionarie rispetto alle costruzioni precedenti. Come rivoluzionario e quasi inimmaginabile fu e rimane la predicazione di Cristo.
Lasciarsi prendere: ecco l’attuazione della Quaresima interiore. Per questo dobbiamo distaccarci dalle bassure, abbandonare la pianura ed intraprendere il viaggio dell’ascesa. È sempre in alto che avvengono le cose. Salire, ma con Lui (David Maria Turoldo). Quindi la meraviglia delle cattedrali come meraviglia dell’amore di Cristo che nell’ascesa provoca vertigine. Panariello lavora e ridefinisce per le sue cattedrali il cartone, riempiendo un materiale semplice, se vogliamo, povero di mille sfumature e soprattutto mille profondità.
Le opere metalliche invece sono da lui sottoposte ad un lungo e sorvegliato processo di ossidazione che ammoniscono sulla corruzione alla quale sono destinate tutte le ricchezze materiali di contro al vero Tesoro che è quello del Regno dei Cieli che si può conquistar solo rinunciando ai beni materiali e vivendo nell’amore di Cristo. Tra i colori adoperati per queste opere predomina il marrone, colore della terra, associato all’umiltà. Il suggerimento è sicuramente controcorrente per i nostri tempi: vivere nell’essenzialità delle cose e nella semplicità per recuperare l’insegnamento cristiano.
Controcorrente per una società dell’esposizione mediatica sono anche le scelte di identificare le opere solo con le sette parole di Cristo e di non esibire il suo corpo e tanto meno il suo volto. Cristo è suggerito dalla tensione verticale dei cartoni e delle lamiere arrugginite che terminano tutte in un significativo triangolo. Quella di Panariello è una sfida al fruitore dell’opera o meglio un invito, a ripensare e rielaborare dentro di sé, in silenzio, la barbarie della crocifissione. L’esperienza del cristiano passa attraverso l’esperienza del silenzio, dimensione interiore e irrinunciabile sebbene il nostro quotidiano ce l’abbia fatta dimenticare, sopraffatto da rumori, immagini e parole, talmente tutto tanto da non poter essere recepito in alcun modo.
Eppure l’insegnamento di Sant’Agostino ammonisce: La folla è chiassosa; per vedere Dio ti è necessario il silenzio. Nel silenzio immaginiamo la terribile condanna e dopo che Gesù ebbe reso lo spirito il velo del tempio si squarciò dall’alto in basso in due parti, la terra fu scossa e le rocce furono spezzate, le tombe furono aperte e molti corpi di santi addormentati risuscitarono. Usciti dalle tombe, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e si mostrarono a molti. Il centurione e quelli che insieme a lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e quanto accaduto, ebbero una grande paura e dicevano: davvero costui era il Figlio di Dio. (Mt 27: 51-54)
Panariello rappresenta a suo modo anche il terremoto, tutto si sconvolge dopo la morte di Cristo anche le sue ordinate e slanciate Cattedrali. Le decorazioni verticali saltano e prendono le dimensioni di brandelli di carta o di foglie, tutto è confuso, a volte lamiera e cartone appaiono attraversati da corpose e sensibili pennellate gestuali che amplificano la resa dello sgomento dell’artista.
Ma la narrazione di Matteo della morte di Gesù e di ciò che segue vuol dire che Cristo, entrato nella caducità dell’esistenza umana l’ha trasformata per portarla nell’abbraccio eterno dell’amore di Dio. Certo a patto di lasciarsi prendere. Con la sua venuta e la sua morte il mondo è rinnovato, tutti possono essere salvati ma come ha scritto il poeta innamorato di Dio, David Maria Turoldo: È nella natura dell’amore rispondere liberamente, e cioè per amore. Ma non si può non rispondere, se si vuole essere salvi.