Passa al contenuto principale
© Giuseppe Panariello. All rights reserved.
Powered by Fullurene.com.

L’Arte dell’interiorità

“Dipingere significa entrare in un’altra dimensione, raggiungere la parte più profonda e sincera dell’Io”

Di Maresa Galli

2016

Inaugurata la mostra “Silenzio” di Pippo Panariello: un grande progetto artistico e filosofico, un invito a guardarci dentro per cambiare

Uno dei padri della filosofia del linguaggio, Ludwig Wittgenstein, affermava che “Nella vita, come nell’arte, è difficile dire qualcosa che sia altrettanto efficace del silenzio”. “Silenzio”, la mostra che Pippo Panariello ha realizzato a Portsmouth, in Inghilterra. Un’ispirazione letteraria che trae spunto da Thomas Mann ed Edgar Allan Poe, da Salomone ad Aristotele, dai grandi maestri del cinema e dagli scrittori più analitici capaci di leggere il tempo e le sue derive. Il suo è un manifesto “di ribellione morale” che invita l’uomo alla riflessione prima della parola. Siamo vittime, di un rapimento mediatico, “L’inesorabile e crudele luce dell’informazione e della comunicazione” avrebbe sottomesso tutte le sfere della nostra esistenza. Schiavi della tecnologia, costantemente connessi, subiamo passivamente un sovraccarico sensoriale che riduce, anziché dilatare, le nostre capacità intellettive.

Viviamo da tempo nell’oscurità della comunicazione ipertrofica, del troppo rivelato, come nasce la mostra in Inghilterra?
“La Disciplina del Silenzio parte dal desiderio di esprimere la mia indignazione per quello che è e sta soppiantando il nostro mondo. Non importa quando ha avuto inizio; credo che non sia importante. Silenzio è uguale a Tacere. Salomone scrisse: ‘Un tempo per tacere e un tempo per parlare.’ Nella Bibbia il sostantivo silenzio e il verbo tacere ricorrono oltre un centinaio di volte. Il silenzio è un segno di rispetto, un indice di discrezione e di discernimento, un aiuto per la meditazione, una pratica per trasformarci in persone migliori. L’uomo ha paura del silenzio. L’uomo è la parola e con essa costruisce il potere per persuadere, per convertire, per costringere, per comandare. Abbiamo la necessità morale, l’imperativo etico di ricorrere al silenzio proprio per dare nuovo valore alle parole, ai gesti, allo scambio. Ecco perché nasce il mio progetto per Portsmouth, dove ho presentato venti opere e dieci grandi banners in dieci lingue, per esortare a fare ‘Silenzio nel mondo/prima delle parole’.”

Imponenti opere raccontate da materiali pregevoli, delicati, dai cromatismi emozionanti ricchi di ombre e luce, di chiaroscuri essenziali, di glitter e taglierini…
“Silenzio nel mondo, silenzio in televisione, alla radio, poi ho creato lo slogan: Silenzio nel Mondo prima delle Parole. Ho visto lo spazio del Kings, le pareti adattabili ai miei grandi pannelli. Devo essere capace di creare delle opere leggere ma anche preziose. Devo fare quadri che rispecchino il manifesto, ‘La disciplina del Silenzio’ che inizia proprio con ‘Il mio Silenzio non è il vostro, è qualcosa di diverso’. Io anelo ad una riscoperta dell’uomo, una sua rinascita. I miei quadri devono rispecchiare le tematiche messe in moto: la sofferenza, la tristezza che sono al mondo, anche rivolte ai giovani. Allora scelsi i glitter, i brillantini che possono diventare tutto ciò che vuoi, dal kitsch all’eleganza. Occorre una riflessione, lasciare un segno e così ho scelto il taglierino che non poteva essere luccicante ma arrugginito, un glitter arrugginito, consumato dal tempo che forse un giorno qualcuno rimetterà a nuovo. Non abbiamo più memoria e i giovani colgono solo quello che propinano le pubblicità, bellissime, seducenti ma i contenuti che veicolano quali sono? Il bambino non riceve più da noi adulti un’educazione, dei valori ma dai mass media! Non sono un sentimentale ma auspico che ognuno possa trovare la propria dimensione, in serenità, mentre viviamo troppi sbalzi incomprensibili. Interroghiamoci anche sulle guerre: ci sono sempre state, ci saranno ancora ma non sono fatte da robot. L’uomo muove queste pedine sullo scacchiere del mondo, l’uomo, se vuole, può cambiare.”

Per questo dobbiamo recuperare una dimensione più vera del dialogo, quelle parole minime, significative in pieno rumore collettivo?
“Non parlo di silenzio in senso assoluto ma a volte servono le parole necessarie, le altre sono in più, non rimangono, sono inutili fiumi trasportati dalla corrente. Viviamo nell’epoca delle ‘passioni tristi’ di spinoziana memoria. Io non sono giovane ma sono triste perché non mi piace questo mondo. Viviamo tante scoperte ma purtroppo non hanno la finalità di farci vivere meglio ma quella di separarci, dividere, emarginare. C’è una corsa affannosa che si lascia i valori alle spalle. Ogni giorno mi innamoro di qualsiasi cosa bella della vita del pianeta.”

In occasione della mostra a Portsmouth si sono tenuti vivaci laboratori con i giovani…
“Sì, il tema è stato ‘L’altra faccia della luna’, per rappresentare ai ragazzi la realtà altra, in interazione con i miei studenti. Proprio agli artisti in erba inglesi ho presentato ‘The historical memory of youth’, significativi lavori dei miei allievi, alcuni già bravissimi. Dipingere significa gettare la maschera, entrare in un’altra dimensione, raggiungere la parte più profonda e sincera dell’Io. Un grande viaggio che tutti possono intraprendere.”